Sfruttiamo le potenzialità offerte dal web che ci fa raggiungere notizie che ciascuno di noi ritiene di dover mettere in evidenza, poiché internet non è solo uno strumento per farsi conoscere... ma anche per tenersi aggiornati su svariati argomenti. La conoscenza non è un'isola sperduta ma un'insieme di isolette che formano un arcipelago. Tramite questo blog, creiamoci un nostro continente che esclude soltanto: oscenità , volgarità e similari. Informiamoci vicendevolmente!
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Nome: Gaetano
Sono una persona che vuole cercare di comunicare utilizzando il web come fonte principale per notizie, foto, misteri, storie e leggende.
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Le Pleiadi sono un ammasso stellare composto da sei o sette pianeti. Fanno parte della costellazione del Toro e la loro distanza è di circa 500 anni luce. Il caso più sensazionale della comparsa della costellazione delle Pleiadi è accaduto a John Spencer, trafficante di armi, nel monastero di Tuerin, in Mongolia, nel 1920, quando era ospite dei monaci tibetani. Un mattino, mentre si aggirava nei giardini, vide una scala di pietra che portava verso una caverna, ostruita da una specie di porta. Vi entrò e si trovò in una specie di sala ottagonale, e su una parete vi erano raffigurate le costellazioni del Toro. Su un'altra parete vide le costellazioni delle Pleiadi. In questo antro, illuminate da una luce verde fosforescente, scorse una fila di bare, in cui giacevano tre cadaveri. Uno era di un monaco buddista, l'altro di una donna, il terzo era un essere che indossava una tuta d'argento, un casco, e al posto degli occhi due grandi fanali che sprigionavano una luce abbagliante. Il mattino dopo, un monaco lo accompagnò in una sala identica a quella vista il giorno prima: vi erano 15 piccole bare e in una l'essere con la tuta d'argento. Alle domande di Spencer, il monaco rispose: "Quest'essere era un grande maestro venuto dalle stelle". Le uniche spiegazioni logiche dell'episodio si rifanno alle ipotesi più tipiche dell'archeologia spaziale: visitatori stellari discesi sulla Terra in tempi antichi.

fonte: http://www.tanogabo.it/Pleiadiani.htm

I membri di questa setta Furono giustizieri o sicari?
Certamente l’uno e l’altro contemporaneamente. Giustizieri, quando operarono per vendicare delitti impuniti ed impedire soprusi; sicari, quando invece si prestarono ad eseguire vendette personali o allorché si servirono dell’alone di mistero che li circondava e dell’indubbio favore popolare per compiere delitti comuni. Dalle scarse fonti a nostra disposizione non possiamo fornire notizie per documentare attendibilmente il loro operato, in ogni modo possiamo affermare che questa setta sicuramente esistette, e costituì un vero e proprio tribunale di giustizia, protettrice dei deboli e degli oppressi. La setta agiva nell'ombra e nella massima segretezza per proteggere i deboli e gli oppressi utilizzando un vero e proprio tribunale. Solo il Marchese di Villabianca nei suoi " Opuscoli palermitani" cita la setta segreta con il suo tribunale e i luoghi dove agiva. In questi diari hanno attinto diversi autori tra cui il Linares ed il Natoli.
Quest'ultimo scrisse tra il 1909 e 1910 un romanzo d'appendice che era regalato dal Giornale di Sicilia ai propri lettori.
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Il quartiere Capo, intricato da ampie cavità sotterranee che fanno parte di un vasto complesso cimiteriale cristiano. Il luogo dove si riuniva la fratellanza dei Beati Paoli si trova nei pressi della chiesa di Santa Maruzza e il vicolo degli orfani.
La leggendaria grotta dei Beati Paoli, che fa parte di un complesso di cavità di quello che era il letto naturale del fiume Papireto, è ricavata nella sua sponda di sinistra in un grosso blocco di calcarenite. Nei secoli, la grotta fu interessata, ora come luogo di riunione segrete (secondo quanto tramandatoci dalle tradizioni), ora come immondezzaio privato, sfruttando la preesistenza dell’ipogeo, ora come rifugio durante le incursioni aeree della seconda guerra mondiale.
All'antro, accessibile da nove gradini, si perviene attraverso un piccolo ingresso che dà sul vicolo degli orfani dove sorge una vasca seicentesca con un ninfeo in pietra lavica, alimentata da una vecchia torre d’acqua. Accanto a lei, alla profondità di tre metri e mezzo, c’è un cunicolo che porta ad altre due grotte, che sicuramente custodiscono nuovi misteri.
Durante i lavori di pulitura, sepolte nel terriccio che ricolmava l’ingrottato, sono stati trovati diversi oggetti di differenti epoche, ma la cosa che ha suscitato scalpore è il ritrovamento di un puntale conico di ferro che altro non è che un portafiaccola da parete, per il quale bisogna stabilire il periodo a cui risale. Quest’ultimo ritrovamento richiama certamente a presupposti sull’esistenza dei sectarij….Ma a dir del Villabianca alla fine del settecento di quella terribile organizzazione “se n’era già perduta la semenza”.
Il Comune di Palermo, ha iniziato il recupero di tutta la zona che interessa il complesso di palazzo Blandi, in vista d’inserire il tutto in un nuovo itinerario nel circuito cittadino. Il percorso potrebbe comprendere l’area che riguarda l’antico letto che solcava il fiume Papireto, iniziando con la visita alle catacombe paleocristiane del IV-V sec.dopo Cristo, proseguendo con la visita d’alcune cripte e finendo con la leggendaria grotta dei Beati Paoli.
Desidero segnalarvi l'esistenza di un piccolo paese situato sulle montagne di Imperia.
Questo paese porta il nome di TRIORA ed è noto come il paese delle streghe.

Infatti ho trovato molte leggende legate a fatti di stregoneria, avvenuti intorno al XVI secolo. Qui la caccia alle streghe fu particolarmente attiva e le streghe erano sempre donne particolarmente belle. Le accuse dei loro malefici furono sempre lanciate dalle spose "per bene", appartenenti a famiglie patrizie del paese ma, da varie carte processuali, si rilevò che sia le accusatrici che le accusate appartenevano alle più "chiacchierate" del luogo.
Nel piano inferiore delle antiche prigioni, ambiente ideale per crearvi un immaginario antro delle streghe, si conservano i documenti relativi al processo riguardante 12 donne e un uomo accusati di stregoneria.
Essi furono sottoposti a crudeli supplizi.
Inviati poi al tribunale di Genova (tutto è registrato fedelmente negli atti) i malcapitati furono condannati al rogo.
Per gli amanti delle leggende dal sapore un po' misterioso, è consigliata una "puntata" alla Cabotina o Casa delle Streghe, luogo dove si esegui la pena capitale per le malcapitate vittime del famoso processo del 1587-89.
Ancora oggi si può osservare una lapide che ricorda i fatti sopra descritti.
tratto da: http://www.tanogabo.it/Inviati_speciali/Liguria.htm